Stadio Ceravolo, pronta la gara ma bando non ancora in Gazzetta: come funzionerà l’appalto da 9 milioni

La riqualificazione da 9 milioni punta su qualità e progettazione integrata: ribasso limitato, tempi stretti e criteri tecnici decisivi per l’assegnazione. Passo per passo vi spieghiamo ogni argomento sul bando.

di Leonardo La Cava
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È stata avviata la procedura per la riqualificazione dello stadio “Nicola Ceravolo”, un intervento da circa 9 milioni di euro destinato a trasformare l’impianto e le aree circostanti. Il bando, tuttavia, non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana: un passaggio formale atteso nei prossimi giorni per rendere pienamente operativa la gara.

Nel frattempo emergono già i contenuti principali, che ruotano attorno a due elementi chiave: ribasso d’asta “parziale” e appalto integrato.


Non vince il prezzo più basso

L’aggiudicazione non seguirà il criterio del massimo ribasso. Il Comune ha scelto l’offerta economicamente più vantaggiosa, che premia il miglior equilibrio tra qualità tecnica e convenienza economica.

Le imprese dovranno presentare:

  • un’offerta economica basata sul ribasso
  • una proposta tecnica dettagliata, determinante nella valutazione

Il prezzo resta importante, ma non è sufficiente da solo.


I numeri dell’appalto

Il quadro economico prevede:

  • circa 6,9 milioni di euro per i lavori
  • circa 95 mila euro per la sicurezza
  • oltre 1,5 milioni per la manodopera

Una struttura che introduce un vincolo preciso: non tutte le voci possono essere ribassate.


Ribasso d’asta: limiti e meccanismo

Il ribasso si applica esclusivamente alla quota lavori. Restano esclusi:

  • oneri per la sicurezza
  • costi della manodopera

Una scelta che tutela standard di sicurezza e condizioni di lavoro.

In concreto, uno sconto — ad esempio del 10% — incide solo sui lavori, lasciando invariati gli altri importi. Un sistema pensato per evitare ribassi eccessivi e garantire sostenibilità economica.


Appalto integrato: il cambio di paradigma

Il vero elemento di novità è l’appalto integrato. L’impresa aggiudicataria si occuperà sia della progettazione esecutiva sia della realizzazione dell’opera.

Il modello si discosta da quello tradizionale:

  • il Comune mette a disposizione il progetto di fattibilità
  • l’impresa sviluppa il progetto definitivo ed esecutivo
  • la stessa impresa esegue i lavori

Una formula che accelera le procedure ma aumenta le responsabilità.


Tempi molto ridotti

Il cronoprogramma è particolarmente serrato:

  • 30 giorni per il progetto esecutivo
  • circa 106 giorni per i lavori

Nel primo caso si tratta di tradurre il progetto di fattibilità in un piano completo: calcoli strutturali, materiali, elaborati tecnici, organizzazione del cantiere e sicurezza, spesso con supporto BIM.

I tempi rapidi sono resi possibili dal fatto che le imprese arrivano alla gara con analisi già avanzate. Più complessa la fase esecutiva: poco più di tre mesi richiederanno cantieri altamente organizzati e lavorazioni in parallelo.


Maggiore peso alla qualità

Con l’appalto integrato, l’impresa assume un ruolo centrale anche nella progettazione. Questo comporta:

  • maggiore rilevanza della qualità tecnica
  • necessità di competenze progettuali elevate
  • forte incidenza dell’organizzazione operativa

Il ribasso economico perde centralità se non accompagnato da un progetto solido.


Un equilibrio delicato

Il rapporto tra ribasso e qualità resta il nodo principale. Offerte troppo spinte possono ridurre i margini e mettere a rischio:

  • qualità dell’opera
  • rispetto dei tempi
  • sostenibilità complessiva

Non si escludono verifiche di anomalia in presenza di ribassi eccessivi.


Chi può vincere davvero

La gara premierà l’impresa capace di combinare:

  • ribasso credibile
  • proposta tecnica affidabile
  • capacità organizzativa concreta

Un profilo che restringe il campo a operatori strutturati ed esperti.


Una tendenza negli appalti pubblici

Il modello adottato si inserisce in una linea sempre più diffusa:

  • integrazione tra progettazione e costruzione
  • utilizzo di strumenti digitali
  • attenzione a qualità e sostenibilità

Il prezzo resta un fattore, ma non è più decisivo.


Il nodo dei raccordi

Restano esclusi dal bando i collegamenti tra la nuova curva e gli altri settori dello stadio.

Il costo stimato per ciascun raccordo è compreso tra 800 mila e 1 milione di euro. L’ipotesi era finanziarli con i risparmi derivanti dal ribasso d’asta.

Tuttavia, le economie realistiche — tra 600 e 800 mila euro — rendono difficile coprire integralmente anche un solo intervento, lasciando queste opere fuori dall’appalto attuale.


In sintesi

Quella per il Ceravolo non è una gara al massimo ribasso, ma una competizione sull’equilibrio tra prezzo, qualità e capacità tecnica.

E sarà proprio questo equilibrio — più che lo sconto offerto — a determinare chi realizzerà il nuovo volto dello stadio.

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