Scontri tra tifosi a Cesena, la verità oltre la narrazione (video)

Dalle immagini e dalle testimonianze emerge una dinamica diversa da quella raccontata in Romagna: gruppi contrapposti, tensione improvvisa e nessuna imboscata premeditata, ma resta la condanna per gli episodi di violenza

di Redazione uscatanzarocalcionews
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Abbiamo atteso qualche giorno prima di scrivere anche noi sui deplorevoli fatti di Cesena. Abbiamo voluto approfondire la vicenda, visionando attentamente le immagini che circolano e raccolto qualche testimonianza di chi c’era. Spiace dover costatare del racconto fazioso e tendenzioso di una parte della stampa romagnola, quasi a dover ostentare i propri tifosi a discapito degli altri. Leggiamo addirittura versioni epiche, 40 tifosi del Catanzaro armati fino ai denti aggredire 4-5 tifosi del Cesena che, come i 300 spartani di Leonida, resistono a mani nude nello scontro impari. Partiamo da un principio basilare: la violenza va condannata a priori e chi scrive non deve fare l’ultras riportando fatti molto lontani dalla verità un po’ come successe a Cosenza, nel dopo derby del 2024, in cui eventi completamente travisati furono poi smentiti punto per punto evitando di lasciare alibi a chi aveva costruito una verità distorta.

Cosa dicono le immagini

Come detto abbiamo visionato le immagini girate da un balcone di un palazzo che si trova proprio di fronte il luogo dello scontro. Nel video si vedono una ventina (e non 4-5) tifosi del Cesena (nessun bambino, nessun anziano), ragazzi tra 20 e 30 anni la maggior parte con bomber neri e felpe, insomma il classico abbigliamento da stadio, alcuni con cinture in mano difendersi da 20-25 sostenitori del Catanzaro (non tutti quelli che erano sul pullman e sui minivan ha partecipato agli scontri) alcuni con aste di bandiere scagliarsi contro la tifoseria di casa. Volano anche tavolini da un locale, dove si erano rintanati un’altra decina di tifosi di casa protetti da un cancello di ferro. Il bar-ristorante ci spiegano essere un luogo di ritrovo di un gruppo di tifosi romagnoli prima delle partite del Cesena nel quale, dalle versioni più disparate che circolano sui social, doveva esserci nell’ordine: un mercatino vintage, poi un raduno di vecchi tifosi, infine una festa di compleanno. Fatto sta che i tavolini vengono lanciati dai tifosi del Cesena verso quelli del Catanzaro che li rispediscono al mittente.

Cosa dicono i tifosi del Catanzaro

La versione catanzarese racconta che partiti da Verona, dove il gruppo era arrivato in aereo, con un autobus e alcuni minivan sbagliano strada, sarebbe bastata un auto della polizia a presidiare lo svincolo autostradale e oggi non si sarebbe parlato di tutto questo, e percorrono una via nei pressi dei luoghi di ritrovo della tifoseria di casa. Qualcuno dei tifosi locali li vede passare e vola, inspiegabilmente, qualche oggetto verso il mezzo. Probabilmente i sostenitori romagnoli hanno pensato ad una provocazione dei tifosi giallorossi perché insieme a loro potevano esserci degli ultras della Fiorentina con i quali non vanno d’accordo. A questo punto i tifosi del Catanzaro scendono chiedendo spiegazioni ai cesenati e informandoli che avevano sbagliato strada e che tra loro non c’era mai stato nessun problema e per questo motivo avevano chiesto le scuse da parte dei cesenati. Questo è il momento del cortocircuito, una parola travisata o di troppo fa scoccare la scintilla nonostante qualcuno tra i cesenati aveva tentato di calmare gli animi.

Ecco da dove parte il video

Alcuni tifosi di casa si armano di cinture in mano (e nel video sono ben visibili), nel frattempo gli ultras del Catanzaro tirano fuori dall’autobus alcune aste di bandiere e parte lo scontro con i tifosi di casa che, a loro volta, lanciano tavolini (si vede dal video che vengono usati dai cesenati chiusi dietro un cancello di ferro) e li scagliano contro i catanzaresi. La scena dura meno di un minuto, l’arrivo della polizia in tenuta antisommossa mette in allarme i tifosi giallorossi che risalgono sull’autobus ma vengono bloccati e identificati nel piazzale di una stazione di rifornimento.

Nessuna premeditazione

Non si è trattato di nessuna imboscata e nemmeno di un atto premeditato ma semplicemente di un equivoco degenerato e che, alla fine, non ha lasciato sul campo di battaglia né vincitori né vinti, hanno perso anzi abbiamo perso tutti.

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