Quando il cuore non va via: Catanzaro, una maglia che resta anche nella tempesta

Ed è questo l’orgoglio più grande. Aver lasciato qualcosa in loro, così come loro lo hanno lasciato a noi. Non solo risultati, non solo successi sul campo, ma un senso di appartenenza che resiste alle stagioni, alle categorie, persino alle tempeste.

di Leonardo La Cava
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Che bello è.
Che bello è davvero, quando nella difficoltà scopri che ciò che hai costruito non è stato spazzato via dal tempo, né dalle distanze, né tantomeno da una tempesta.

Il ciclone Harry ha lasciato ferite visibili nel quartiere di Catanzaro Lido, segni profondi sulle strade, nelle case, negli sguardi di chi ha visto il mare trasformarsi in minaccia. Ma subito dopo il vento, quasi a sorpresa, è arrivato qualcosa di più forte: il cuore. Un cuore che batte lontano, ma all’unisono con quello giallorosso.

Da Catanzaro ci sono passati in tanti. Hanno indossato una maglia, corso su un campo, sudato fino all’ultimo minuto. E poi sono andati via. Ma non se ne sono mai davvero andati. Perché certe città ti restano dentro, ti segnano, ti educano alla fatica e alla bellezza delle conquiste condivise.

Martinelli, Ghion, Scognamillo, Biasci, Ambrosino, Vandeputte, Cianci, Bombagi, Krajnc, Situm. E Viola (collaboratore tecnico). I primi nomi, ma non solo nomi. Volti, storie, battaglie sportive, abbracci dopo un gol, silenzi dopo una sconfitta. Sono stati loro a farsi sentire per primi, a manifestare solidarietà e vicinanza al popolo catanzarese, a lanciare un messaggio semplice e potentissimo: non mollate.

Parole che non fanno rumore, ma scavano. Parole che, in un momento di fragilità, diventano appiglio. Perché sapere che chi ha condiviso un pezzo di strada con te oggi si ferma, guarda indietro e tende la mano, significa aver lasciato qualcosa di vero.

Ed è questo l’orgoglio più grande. Aver lasciato qualcosa in loro, così come loro lo hanno lasciato a noi. Non solo risultati, non solo successi sul campo, ma un senso di appartenenza che resiste alle stagioni, alle categorie, persino alle tempeste.

Catanzaro oggi tocca con mano che il calcio, quando è vissuto con anima e rispetto, diventa comunità. Diventa memoria. Diventa famiglia.

Che bello è, ragazzi.
Davvero.
Grazie.

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