Pescara – Catanzaro 0-2, l’analisi tattica: giallorossi maturi e spietati, vincono in Abruzzo

di Nicola mazzuca
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L’esito finale della partita Pescara-Catanzaro, valida per la ventiquattresima giornata, è lo specchio piuttosto fedele di quanto osservato allo stadio Adriatico-Giovanni Cornacchia. La formazione padrona di casa ha mantenuto il possesso, ma quella ospite ha dimostrato maggiore maturità tattica, difendendo con ordine e compattezza e colpendo senza pietà.

I piani tattici iniziali: specularità soltanto apparente.
Entrambe le squadre si dispongono con il 3-4-2-1, ma la specularità è soltanto apparente. Difatti, se nel Catanzaro è presente una prima punta di ruolo (Iemmello), Giorgio Gorgone, tecnico del Delfino, decide di non schierare un effettivo terminale d’attacco. Il suo scopo è quello di contrastare il palleggio dell’undici del collega Aquilani creando grande densità a centrocampo. In fase di possesso, l’idea è quella di attirare la pressione avversaria per trovare superiorità in zona di rifinitura proprio grazie alla partecipazione di un centrocampista in più, con uno dei trequartisti (in particolare Olzer) pronto a trasformarsi in prima punta.

Primo tempo: il Pescara fa possesso, il Catanzaro colpisce.
Fin dai primi minuti, il Pescara tiene palla, provando ad alzare il baricentro ed a consolidarsi nella metà campo avversaria. Il Catanzaro, dal canto suo, sceglie un atteggiamento maturo: magari attendista ma tutt’altro che passivo. I mediani centrali chiudono le linee di passaggio interne; i tre difensori accorciano con puntualità e le mezze punte lavorano generosamente in ripiegamento. Il risultato è che la squadra di casa mantiene il possesso, ma la circolazione della sfera risulta orizzontale o indirizzata adeguatamente sugli esterni. Proprio le corsie si rivelano presto non una risorsa, ma un’autentica trappola per il Delfino. Faraoni e Letizia giocano molto alti, e quindi lasciano tantissimi metri alle loro spalle. In questi si infila prima Pontisso, il cui passaggio è sciupato da Iemmello (12’). Poi Di Francesco, libero di percorrere la fascia e poi di tagliare verso il centro per ricevere il servizio ancora di Pontisso. Serve un super Desplanches per impedire il vantaggio delle Aquile (19’). Il Pescara continua a balbettare calcio, con i suoi centrocampisti più bassi che non riescono a garantire pulizia tecnica e neppure sufficiente copertura. Ne approfitta un ispiratissimo Mattia Liberali che, da posizione centrale, inventa un assist per il suo capitano (30’). L’undici di Gorgone prova a reagire allo svantaggio, ma il possesso, ancorché prolungato, continua a mantenersi improduttivo di occasioni. L’unica arriva da calcio d’angolo, ma Pigliacelli è bravissimo ad opporsi all’inzuccata di Faraoni (37’). D’altronde, il Catanzaro si mantiene attento e disciplinato, senza rinunziare, in fase di possesso, a far alzare, a turno, i suoi braccetti difensivi. Calcio modernissimo ed estremamente efficace, che conduce anche alla rete (bellissima) di Di Francesco, successiva ad un’iniziativa, a sinistra, di Cassandro (un braccetto, appunto). La stessa segnatura, però, è annullata per un fuorigioco, molto dubbio, dello stesso Di Francesco. In ogni modo, quando l’arbitro manda le squadre al riposo, la netta sensazione è che il risultato stia stretto alla formazione giallorossa (in maglia nera), ancora una volta seguita da trecento tifosi rumorosi, appassionati, coloratissimi e del tutto incuranti che la gara si giochi di martedì.

Secondo tempo: il copione cambia poco.
Dopo l’intervallo, Mister Alberto Aquilani opta per due sostituzioni: Nicolò Brighenti e Gabriele Alesi prendono il posto, rispettivamente, di Ruggero Frosinini e Patrick Nuamah, entrambi ammoniti nel corso della prima frazione e con il colored, per altro, anche poco brillante, soprattutto in fase di possesso. In conseguenza delle scelte, Cassandro è spostato come braccetto destro, con l’esperto numero 23 a surrogarne la posizione. Il resto rimane invariato. In ogni modo, il copione non cambia molto rispetto alla prima frazione: il Pescara continua a mantenersi nella metà campo opposta, ma pressoché mai riesce a costruire un’azione realmente insidiosa. Il Catanzaro, d’altronde, prosegue a proteggere il centro con enorme attenzione, accettando, contemporaneamente, l’uno contro uno sui lati, confidando, in questo, anche nelle eventuali uscite dei braccetti dal pacchetto, con altri movimenti difensivi sempre ai limiti della perfezione. In sintesi, l’area di rigore è costantemente ben protetta e nessun risultato producono i cambi offensivi e di modulo decisi da Gorgone al minuto 57. Più in particolare, gli ingressi di Meazzi e Di Nardo in luogo di Corbo e Fanne rendono lo schema del Delfino una sorta di 4-2-3-1. La gara, insomma, si trascina stancamente ed un tiro largo di Gravillon, più un’improbabile finezza tentata proprio dal subentrato Meazzi, sono gli unici sussulti della squadra padrona di casa. Quella ospite, come accennato, difende con ordine ed intensità, provando a sfruttare le transizioni e le veloci verticalizzazioni. Su una di queste ultime, due difensori biancazzurri falliscono completamente l’intervento. Ne approfitta Alesi che fa qualche passo e poi batte l’incolpevole Desplanches con un rasoterra imprendibile (79’). Il raddoppio del Catanzaro chiude di fatto la sfida. L’ultimo piccolo brivido, almeno per i tifosi locali, è provocato dall’ingresso sul rettangolo verde di Lorenzo Insigne, campione d’Europa con la Nazionale nel 2021, e tornato in Italia dopo un’esperienza all’estero. Anche i tifosi giallorossi regalano applausi all’ex Napoli, mentre la loro squadra va vicina alla terza segnatura prima con D’Alessandro, subentrato a Di Francesco al 68’, e poi con Koffi, che al minuto 84 ha preso il posto di capitan Iemmello.

Le chiavi principali del risultato e considerazioni conclusive.
Due sono state le chiavi principali con cui il Catanzaro ha farro suo l’incontro. La prima la pressione: non ultra-offensiva ma orientata, ossia volta a chiudere le linee interne e indirizzare la manovra avversaria sui lati, poco protetti dal Pescara in ipotesi di transizione. La seconda, la ricerca della verticalità, con attacco rapido della profondità e sostegno sotto palla. Naturalmente, il tutto accompagnato da attenzione estrema, ma anche lavoro efficacissimo sul piano delle distanze con linee strettissime e centrocampo, in particolare, molto compatto. In sintesi, lo 0-2 finale si può definire figlio della preparazione della gara, della tattica, del controllo, della grande maturità. Proseguendo su questa strada, le Aquile potranno togliersi altre soddisfazioni e deliziare i loro tifosi.

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