Lo spettacolo dentro lo Spettacolo. Se Mufasa ispira “Re” Pietro

Quando teatro e calcio si incontrano: a Catanzaro la magia del “Re Leone” sembra accompagnare il gol di Iemmello e il sogno giallorosso.

di Francesco Calvano
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Il calcio e il teatro, così lontani, così vicini. Da una parte un mondo, all’apparenza, brutale, animalesco, rozzo. Dall’altra un universo – a prima vista – elegante, ovattato, raffinato. Lo si nota già, ad esempio, dal modo di vestire dei partecipanti ai due mondi: per andare a teatro ci si fa la barba e si va dal parrucchiere, sfoderando la pelliccia migliore; per lo stadio basta un jeans strappato, una t-shirt e una vecchia sciarpa. Il calcio e il teatro dunque, due universi paralleli, destinati a non incontrarsi mai. O forse no, specie quando entrambi condividono un vocabolo troppo spesso sottovalutato: popolare. Il calcio e il teatro sono della gente, tutta e indistinta, senza selezione all’ingresso.
Un’immagine che si palesa plastica in una delle domeniche più indimenticabili per Catanzaro. Perché nel giro di pochi chilometri teatro e calcio si incontrano, si uniscono, si scambiano passioni e sentimenti, guidati da un “incrocio di destini per una strana storia”, per citare pure la musica, anch’essa popolare e anche essa coprotagonista della vicenda che segue.
Ore 18.00: al teatro “Comunale” va in scena il “Re Leone – la storia di Simba” del “teatro Incanto”, compagnia tutta catanzarese che propone un bellissimo spettacolo ricco di musica, luci, danza raccontando una storia di amicizia e di famiglia. D’amore.
Ore 20.00: allo stadio “Ceravolo” si gioca Catanzaro – Palermo, una gara tra le più importanti degli ultimi 30 anni del calcio in città con in campo una squadra, quella catanzarese, ricca di talento, intelligenza, cuore che sta scrivendo una storia di sport e di furore. D’amore.
Due eventi che sembrano opposti, ma che hanno tanti punti in comune. Al di là delle preferenze di “genere” infatti, i due spettacoli condividono la parola amore – quello per il teatro e quello per il calcio – e la fondono intorno alle ore 20:05 quando gli attori del “teatro Incanto” si inchinano per ringraziare il pubblico in sala senza sapere che in quel momento Pietro Iemmello segna l’1-0. Quasi inconsciamente, quell’inchino sembra il ringraziamento al bomber giallorosso che sta facendo vivere un sogno, insieme ai suoi compagni.
E viene quasi da pensare che tutto ciò sia naturale, destinato ad essere così. D’altronde, non è un caso, se Iemmello venga chiamato il “Re”, e il “Teatro Incanto”, metta in scena il “Re Leone”; quasi una premonizione, un segno. Mufasa, il Re Leone, che ispira Iemmello, gli fa capire che, in una foresta o in un campo di calcio, contano l’amore, la perseveranza, la potenza intelligente, quella che fa percepire il pericolo e la sana paura. Mufasa esempio per Simba, suo figlio, Iemmello modello per i suoi compagni più giovani. Due re diversi ma accomunati dal loro carisma e dalla loro leadership, aiuto per i seguaci: le belve della Savana per Mufasa, i calciatori del Catanzaro, non a caso definiti “undici leoni”, per Iemmello.
Due protagonisti di due storie catartiche che fanno commuovere e che lasciano tanti moniti e dottrine a giovani e adulti, fanno riflettere e accrescere l’amore. La prima in ordine di tempo, quella del “Re Leone” del “teatro Incanto” termina con sorrisi, applausi e una lunga standing ovation. La seconda, quella del Catanzaro, è ancora al primo atto, ma si spera che il finale sia lo stesso. D’altronde se il destino ci ha messo lo zampino – o meglio la zampa di un leone – fino ad ora perché non continuare a sognare che lo faccia ancora…?

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