Sabato prossimo, per il dodicesimo turno di campionato, il Catanzaro affronterà l’Empoli al Carlo Castellani. Tale compagine è allenata da Alessio Dionisi, che il 16 ottobre scorso è subentrato all’esonerato Guido Pagliuca.
Fase di possesso.
Fino alla passata stagione, lo stesso Alessio Dionisi disponeva le sue squadre con la difesa a quattro (due centrali ed altrettanti laterali) e, in genere, con un solo terminale effettivo, supportato da esterni e/o fantasisti (4-3-3 o 4-2-3-1). Invece, nelle sue prime quattro gare alla guida del club toscano, si è affidato ad un pacchetto arretrato composto da tre elementi, con mediana a cinque ed un trequartista (evidentemente con caratteristiche offensive) a gravitare intorno ad una prima punta. Pertanto, un 3-5-1-1, che soltanto nella sfida contro la Sampdoria è stato modificato in 3-5-2, con Pietro Pellegri (attaccante effettivo) a far coppia con Stiven Shpendi e contestuale rinunzia all’uno alle spalle del terminale d’attacco. In ogni modo, l’Empoli predilige la costruzione dal basso, con partecipazione del portiere dinanzi al quale operano i tre difensori centrali ed il play. Lo scopo è superare la prima pressione. Se l’operazione riesce, lo sviluppo prevede l’allargamento del gioco sugli esterni o lo sfruttamento dei corridoi centrali, con le mezze ali che lavorano sia con la palla (passaggi) sia senza di questa (attacco dello spazio fra le linee, progressione, inserimenti). Nel primo di tali due casi, il calciatore che opera sul lato debole prova con una certa frequenza a sfruttare il servizio dell’omologo. Si tratta del cosiddetto da quinto a quinto che ormai si osserva abbastanza spesso nelle partite di calcio: in altri termini, del cambio di versante offensivo o della conclusione a rete quando il cross parte dal fondo, trovando, appunto, l’altro terzino nel settore meno difeso (che, nel caso di specie, si può anche definire secondo palo). Il trequartista (o eventualmente il secondo attaccante), spostandosi a piacimento sul rettangolo verde, agisce in rifinitura, cercando di imbeccare il terminale o altri compagni che partecipano all’azione offensiva. Naturalmente, quando se ne presenta l’opportunità, l’atleta in parola può affiancare la prima punta od anche cercare la conclusione dalla distanza. I principi finora esposti incontrano qualche eccezione. Infatti, in alcuni casi (circa il 20-25% del totale), l’undici dalla maglia color azzurro si affida alla verticalizzazione immediata, o lancio lungo che dir si voglia, alla ricerca di un calciatore avanzato che controlli la sfera e faccia salire i compagni, oppure delle seconde palle.
Fase di non possesso.
Quando il pallone è fra i piedi degli avversari, l’Empoli contiene facendo leva su un modulo qualificabile come 5-1-3-1. I calciatori più esterni scendono fin quasi alla linea dei difensori; il play fa da schermo al pacchetto arretrato; il trequartista si posiziona fra le due mezze ali. In concreto, però, lo stesso undici toscano porta un pressing proattivo. Aggettivo poco comune, che significa diretto a prevenire situazioni (pericolose), percependo i potenziali problemi. In effetti, la formazione di Dionisi non attende quella opposta difendendo nei suoi primi 20/30 metri. In genere, cerca di alzare la pressione, anche con i calciatori più offensivi, e si mantiene comunque corta e compatta, facendo densità in zona palla e garantendo una certa copertura sia al centro sia sui lati. Su questi ultimi, quando necessario, una mezzala aiuta l’esterno di riferimento, con l’altra che si muove per proteggere la zona di campo centrale, in una sorta di diagonale con il mediano più basso.
Punti deboli.
Il club toscano, fresco di retrocessione dalla massima serie, può vantare, almeno in teoria, un buon organico. Vero che in estate sono partiti diversi atleti validi, quali Fazzini, Marianucci, Cacace Goglichidze e Pezzella. Altrettanto certo, però, che in Toscana sono giunti elementi di valore come Fulignati, Ghion, Ilie (tutti ex del Catanzaro), Curto, Ceesay, Yepes, Carboni, Nasti e Pellegri. Tuttavia, i risultati stentano ad arrivare, complice, forse, proprio il gran numero di calciatori nuovi. Di certo, comunque, i meccanismi generali di contenimento dell’Empoli, nelle ultime uscite, sono sembrati tutt’altro che ben oliati, con i mediani in affanno nel far filtro, e con i componenti del pacchetto arretrato disorganizzati nei movimenti e molto sofferenti nelle situazioni da palla inattiva (si pensi, ad esempio, ai goal subiti contro il Venezia e la Virtus Entella). Nel lasso appena richiamato, anche alcune idee di calcio, proposte (o meglio tentate) in fase di possesso, sono risultate piuttosto approssimative. La giocata da quinto a quinto è teoricamente efficacissima, ma richiede capacità tecniche notevoli: in conseguenza, pur con il massimo rispetto per gli esterni della compagine di Dionisi, è risultata molto complessa da realizzare in pratica. Inoltre, il possesso prolungato, affidato in partenza a difensori dai piedi non educatissimi, ha sovente cagionato transizioni negative da cui sono nate situazioni fortemente insidiose (ad esempio, alcune occasioni poi non capitalizzate dal Modena). La ricerca delle seconde palle, quando l’Empoli ha cercato la verticalizzazione immediata, si è scontrata con la poca fisicità dei centrocampisti o la giornata di scarsa vena degli attaccanti. E l’iniziale rinunzia a Stiven Shpendi (oppure al giovanissimo Bogdan Popov) nell’ultima gara, disputata in quel di Chiavari, non è decisamente sembrata un’opzione felice. Pietro Pellegri, scelto dal suo Mister, ha vissuto ampi momenti in cui è apparso scarico mentalmente, ed un po’ tutto l’undici toscano ha conosciuto identico problema, facendo anche suonare, a tratti, l’allarme di una insufficiente condizione fisica.
Possibile formazione.
A fronte delle difficoltà appena accennate, è possibile che Alessio Dionisi operi delle modifiche nella sua formazione rispetto all’ultimo match disputato. Di certo, non potrà contare su Joseph Ceesay e Marco Nasti, entrambi alle prese con seri infortuni, e probabilmente neppure su Matteo Lovato, assente già da due settimane per guai all’adduttore. I dubbi maggiori in mediana, dove Duccio Degli Innocenti e/o Lorenzo Ignacchiti potrebbero essere preferiti, dal primo minuto, a uno o due dei colleghi impiegati dal primo minuto all’Enrico Sannazzari di Chiavari. In attacco, un eventuale modulo a due punte di ruolo potrebbe prevedere Popov o Pellegri accanto a Stiven Shpendi con rinunzia a Rareș Andrei Ilie o altri atleti impiegabili come trequartisti, quale il giovanissimo Ismaël Konaté o il più navigato Edoardo Saporiti. In ogni modo, chi scrive non ritiene che il tecnico procederà ad autentiche rivoluzioni. Shpendi per Pellegri e Elia (disponibile dopo la squalifica) in luogo di Brando Moruzzi potrebbero rappresentare gli unici cambi della formazione titolare osservata una settimana fa. Pertanto, davanti al portiere Andrea Fulignati, i tre centrali difensivi dovrebbero essere Marco Curto, Nosa Edward Obaretin e Gabriele Guarino. In mediana, da destra sinistra, dovrebbero operare Salvatore Elia, Gerard Yepes, Andrea Ghion, Luca Belardinelli e Franco Carboni. Rareș Andrei Ilie dovrebbe essere il fantasista alle spalle di Stiven Shpendi.







