Immenso Alberto Aquilani, scoppia il lacrime al triplice fischio finale.

In quelle lacrime c’è il dolore del presente, ma anche l’orgoglio di un percorso straordinario. Ma certe lacrime non raccontano una fine. Raccontano soltanto un sogno rimandato.

di Leonardo La Cava
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All’U-Power Stadium il Catanzaro compie l’impresa che sembrava impossibile. Vince 2-0 contro il Monza, ribalta sul campo ogni pronostico della vigilia e per lunghi tratti della serata fa tremare una squadra costruita per tornare immediatamente in Serie A. Ma il calcio, a volte, sa essere meraviglioso e crudele nello stesso istante.

I giallorossi escono dal campo vincitori. Eppure non basta.

A festeggiare è il Monza, promosso in Serie A grazie al miglior piazzamento ottenuto nella stagione regolare, dopo una finale playoff combattuta fino all’ultimo respiro. Una sentenza durissima da accettare per un Catanzaro che ha avuto la forza di rialzarsi dopo il pesante 0-2 dell’andata e che a Monza ha mostrato tutto il carattere, l’orgoglio e l’anima di una squadra che non ha mai smesso di credere nel sogno.

E quando l’arbitro fischia la fine, mentre sugli spalti brianzoli esplode la festa promozione, gli occhi di tutti finiscono inevitabilmente su Alberto Aquilani.

L’allenatore giallorosso resta immobile. Lo sguardo perso nel vuoto. Poi le emozioni prendono il sopravvento.

Le lacrime scendono senza che possa fermarle.

Sono le lacrime di chi aveva visto la Serie A a pochi metri di distanza. Di chi aveva preso una squadra arrivata quinta in campionato e l’aveva trascinata fino all’ultimo atto della stagione. Di chi aveva costruito, settimana dopo settimana, un gruppo capace di superare ostacoli, infortuni, pressioni e sfide che sembravano più grandi delle proprie possibilità.

Quelle lacrime raccontano molto più di una sconfitta.

Raccontano l’amore di un allenatore per la propria squadra. Raccontano la responsabilità che sente verso una città intera. Raccontano il peso di un sogno sfiorato, accarezzato, quasi toccato con mano prima di vedere la porta chiudersi davanti all’ultimo passo.

Perché il Catanzaro non è uscito sconfitto.

È uscito a testa altissima.

Ha costretto il Monza a soffrire fino all’ultimo secondo. Ha dimostrato di meritare quel palcoscenico. Ha ricordato a tutta Italia che questa squadra appartiene ormai stabilmente ai piani alti del calcio nazionale. E soprattutto ha dimostrato di avere un’identità, una mentalità e un cuore che nessuna classifica può cancellare.

Le immagini di Aquilani in lacrime resteranno probabilmente una delle fotografie simbolo di questa finale. Non perché raccontino una sconfitta, ma perché raccontano quanto fosse reale quel sogno.

In quelle lacrime c’è il dolore del presente, ma anche l’orgoglio di un percorso straordinario.

E forse, proprio mentre il Monza festeggia il ritorno in Serie A, Catanzaro scopre di avere trovato qualcosa di altrettanto importante: un allenatore capace di soffrire insieme alla sua gente, di lottare fino all’ultimo pallone e di trasformare una squadra in una famiglia.

La Serie A oggi sfugge per un dettaglio regolamentare. Ma il cuore mostrato da Alberto Aquilani e dalle sue Aquile vale molto più di qualsiasi verdetto.

Perché certe lacrime non raccontano una fine.

Raccontano soltanto un sogno rimandato.

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