Il sogno nel cuore: Catanzaro e quella Serie A che vive nello spogliatoio

Ci sono sogni che nascono sugli spalti e altri che prendono forma nel silenzio di uno spogliatoio. Perché a volte i sogni più grandi non nascono dalle certezze, ma dalla volontà di non smettere mai di crederci.

di Leonardo La Cava
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Ci sono sogni che nascono sugli spalti e altri che prendono forma nel silenzio di uno spogliatoio. A Catanzaro, oggi, la Serie A non è soltanto una parola che accende l’immaginazione dei tifosi: è un pensiero che circola tra i giocatori, uno di quelli che non si gridano troppo forte ma che si coltivano giorno dopo giorno, con lavoro, sacrificio e una fede incrollabile nel gruppo.

Se c’è infatti un marchio di fabbrica del Catanzaro targato Holding Noto, questo è il “gruppo squadra”. Una forza invisibile ma determinante, capace di tenere insieme lo spogliatoio anche nei momenti più complessi. Non è un dettaglio da poco se nelle ultime tre stagioni sulla panchina giallorossa si sono alternati tre allenatori, da Vincenzo Vivarini a Fabio Caserta, fino all’attuale guida di Alberto Aquilani, senza che venisse meno l’identità della squadra.

Eppure il cammino non è stato sempre semplice. Il primo anno di Vivarini in Serie B era stato accompagnato dall’entusiasmo travolgente della promozione, un’onda emotiva così forte da attutire perfino una pesante sconfitta interna per 5-0 contro il Parma. Le stagioni successive, invece, non sono partite sotto i migliori auspici. Con Caserta prima e Aquilani poi, il percorso si è subito riempito di ostacoli, dubbi e momenti complicati.

Eppure il Catanzaro non si è mai disunito.

La squadra è rimasta compatta, concentrata sull’obiettivo, fedele a un principio semplice ma fondamentale: nessuno vince da solo. Dietro questa solidità c’è molto del lavoro della proprietà, la Holding Noto, una società che negli anni ha costruito un ambiente basato sul rispetto reciproco. Un club presente non soltanto sul piano sportivo ma anche umano, vicino ai propri tesserati dentro e fuori dal campo. Un equilibrio raro nel calcio moderno, che chiede professionalità ma restituisce fiducia.

Ed è proprio questa fiducia che alimenta il sogno.

Nel post partita contro l’Empoli, le parole di Filippo Pittarello e Gabriele Alesi hanno lasciato trasparire qualcosa di più di una semplice ambizione. Restare agganciati al quinto posto significa una cosa sola: playoff. E nei playoff, lo sanno tutti, può succedere di tutto.

Il pensiero espresso dai due calciatori è diventato quasi una dichiarazione collettiva dello spogliatoio giallorosso: la Serie A non è un’illusione, è una possibilità.

Ne parliamo tra di noi — hanno detto — perché finché esiste la possibilità di giocarcela, noi lo faremo fino in fondo”.

Non è arroganza, né presunzione. È la consapevolezza di chi ha imparato a cadere e rialzarsi, di chi ha attraversato momenti difficili senza mai perdere la direzione.

Lo meritano i giocatori, che hanno costruito un gruppo vero.

Lo merita la società, che ha saputo creare stabilità e rispetto.

E soprattutto lo merita una città intera, che vive il calcio con passione viscerale.

Perché a volte i sogni più grandi non nascono dalle certezze, ma dalla volontà di non smettere mai di crederci. E a Catanzaro, oggi, quel sogno continua a vivere. Dentro uno spogliatoio. Dentro una squadra. Dentro una speranza che, partita dopo partita, prova a diventare realtà.

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