Entella-Catanzaro 1-3, l’analisi tattica: le Aquile sbancano Chiavari con maturità e cinismo

Il match di Chiavari nella sua lettura tecnica

di Nicola mazzuca
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Ancora una volta, il gioco del calcio, e più in particolare il campionato di serie B italiano, dimostra come il possesso palla non coincida necessariamente con il controllo della gara. A Chiavari, la squadra padrona di casa mantiene più a lungo la sfera e conquista una supremazia territoriale evidente, ma il risultato premia il Catanzaro, più concreto e cinico negli episodi e decisamente più incisivo negli ultimi trenta metri. I calciatori di Andrea Chiappella costruiscono e occupano campo, quelli di Alberto Aquilani scelgono quando accelerare. Il 3-1 finale nasce così da una gestione più matura dei momenti: compattezza senza palla, transizioni pulite, ripartenze veloci, cura estrema delle marcature preventive e grande attenzione alle palle inattive. Meno volume di gioco, ma più peso specifico.

Piani tattici iniziali.

La Virtus Entella si dispone con un 3-4-1-2, con esterni di centrocampo alti, incaricati di garantire ampiezza e accompagnare la manovra con continuità. L’obiettivo è sviluppare dal basso con pazienza, attirare pressione e poi trovare linee di passaggio interne, sfruttando il trequartista tra le linee (Andrea Franzoni) ed i movimenti incontro di una delle due punte, Debenedetti, con l’altro attaccante, Cuppone, deputato ad aggredire la profondità.

Speculare nell’assetto di difesa e centrocampo, ma comunque differente nei principi, il tecnico delle Aquile – come da sua consuetudine ormai radicata – sceglie un blocco medio compatto, con linee strette e protezione prioritaria della zona centrale. La pressione è orientata: si indirizza la costruzione ligure verso i lati, lontano dalla rifinitura, dove raddoppi, densità e scalate dei trequartisti rendono più semplice il recupero del pallone. In fase di possesso, l’idea è cercare fraseggio relativo e più verticalità immediata, attaccando rapidamente la profondità e gli spazi alle spalle dei calciatori avversari, in particolare degli esterni. Una strategia chiara: concedere palleggio, negare campo utile.

Primo tempo.

La prima frazione rispecchia piuttosto fedelmente il copione previsto. Sul suo prato sintetico, in cui ha conquistato ben ventuno dei suoi venticinque punti totali, l’undici di casa mantiene più a lungo il pallone, ma fatica a trasformare la circolazione in occasioni realmente pericolose. Anzi, non ne arriva neppure una, con Mirko Pigliacelli che deve sporcarsi i guanti soltanto in un’uscita, successiva ad un cross di Karić dal versante destro (11’). Il Catanzaro difende compatto, raccolto in una trentina di metri, schermando con attenzione le linee di passaggio centrali e costringendo i padroni di casa a sviluppi laterali che si rivelano sterili. Ovviamente, non disdegna di pungere in attacco, con veloci imbucate centrali o con progressioni sulle fasce, affidate soprattutto ad uno scatenato ed imprendibile Costantino Favasuli. È proprio  questo esterno giallorosso ad avviare e concludere l’azione, velocissima, che sblocca la gara. Dal suo lato serve Liberali che inventa una traccia che raggiunge Iemmello ai limiti dell’area di rigore. In maniera geniale, il capitano imbuca proprio per Favasuli che ha seguito lo sviluppo e tagliato verso il centro. La conclusione non lascia scampo all’estremo opposto. Pochi tocchi, scelta rapida, finalizzazione precisa. Proprio come impone il preparatissimo Mister del Catanzaro. Quando Favasuli va in goal, l’orologio indica il secondo minuto di recupero concesso, ma è opportuno precisare che già in precedenza i giallorossi (in maglia nera) si erano resi pericolosi. Tre volte con Pietro Iemmello (sfortunato nell’ultima di tali situazioni, in cui aveva provato a regalare una magia) ed una con Pontisso, la cui botta da una ventina di metri aveva trovato l’ottima risposta di Colombi.

Secondo tempo.

Quando inizia la ripresa, nella squadra ospite c’è subito una novità. Frosinini sostituisce Matias Antonini, ammonito nel primo tempo per un intervento un po’ scomposto all’altezza della trequarti difensiva. Lo stesso ex Trento è sistemato come braccetto destro, con Cassandro dirottato come omologo mancino. Al centro del pacchetto agisce l’esperto e mai domo Nicolò Brighenti. Dal canto suo, la Virtus Entella prova ad alzare il baricentro e ad aumentare il numero di atleti oltre la linea della palla, cercando più ampiezza e maggiore presenza in area. Il Catanzaro, però, continua a difendere con grande disciplina: i braccetti escono puntualmente in pressione laterale, i centrocampisti coprono le seconde palle e la zona centrale resta sempre densamente presidiata. Così, la stessa formazione di casa riesce a costruire un’unica occasione, in cui Pigliacelli è bravo ad opporsi al tentativo di Franzoni (58’). La manovra si era sviluppata dal lato mancino per poi spostarsi verso destra. Naturalmente, Alberto Aquilani se ne accorge e decide di rinforzare il versante. Al 61’, Marco Pompetti rileva D’Alessandro, con Nuamah spostato in corsia. Quattro minuti dopo, Liberali è richiamato in panchina, con Pittarello al suo posto. In conseguenza, la squadra è ridisegnata in una sorta di 3-5-1-1, con Iemmello più basso (alle spalle proprio di Pittarello) e con l’incarico di ripulire palloni in mediana e sulla trequarti d’attacco. Nel medesimo frangente, anche il tecnico dei biancazzurri decide di operare due sostituzioni: Marconi e Debenedetti lasciano il posto a Bariti e Tirelli, con il modulo che si trasforma in 4-3-1-2. La Virtus Entella, però, non ha letteralmente il tempo di sistemarsi nel nuovo assetto: il Catanzaro, infatti, trova presto il raddoppio. Al minuto 67, su un’ennesima verticalizzazione, conquista un calcio d’angolo. Nel quarto di cerchio si presenta Pontisso ed i marcatori della formazione di casa si concentrano sui riferimenti aerei più strutturati, con l’area che si riempie di duelli fisici. Alle loro spalle, però, con un movimento a rimorchio perfettamente sincronizzato, sbuca centralmente Jacopo Petriccione: non certo un gigante, ma libero di prendere tempo e spazio proprio perché fuori dai radar della difesa. L’inserimento sorprende la linea e vale lo 0-2. Uno schema studiato, costruito per sfruttare l’eccesso di densità sul primo blocco e liberare l’uomo meno atteso. Per il numero 10, è la prima marcatura da quando veste la maglia giallorossa: una gioia immensa, un’estasi capace di far perdere per qualche istante la necessaria concentrazione. Ed infatti… un minuto dopo, proprio da un passaggio sbagliato dello stesso centrocampista, in zona pericolosissima, arriva la rete della Virtus Entella. Franzoni raccoglie il pallone partito malamente dal piede di Petriccione e non ha difficoltà a battere l’incolpevole Mirko Pigliacelli. Chiappella intravede la possibilità di un insperato pareggio ed inserisce un altro attaccante, Guiu Vilanova, al posto del difensore Parodi. Sul terreno di gioco, al posto di Karić, è spedito pure Leonardo Benedetti, centrocampista anche lui, ma più offensivo rispetto al compagno. Ne discende un assetto privo di equilibrio, con un unico difensore di ruolo, quattro centrocampisti, due trequartisti e tre attaccanti. Il Catanzaro non tarda ad approfittarne. Pontisso serve in profondità Pittarello che controlla la sfera fra due calciatori avversari e poi serve Pompetti che arriva da dietro con una prateria davanti a sé. Per il mediano con il numero 21 è un gioco da ragazzi realizzare il terzo punto per le Aquile. Corre il minuto 74 e la partita, di fatto, si conclude, anche perché i ragazzi in maglia bianca e azzurra si lasciano prendere dal nervosismo, con due che, in tre minuti, finiscono nella lavagna dei cattivi per altrettanti falli abbastanza gratuiti. C’è il tempo per l’ingresso sul terreno di gioco di Rispoli e Di Francesco, che all’81’ avvicendano Pontisso e Nuamah, ma la pratica, appunto, è ormai archiviata.

Considerazioni conclusive.

Il successo del Catanzaro, il quarto consecutivo, nasce da quattro chiavi ben precise: organizzazione difensiva, capacità di indirizzare la manovra avversaria verso settori poco insidiosi, cinismo negli episodi e – last but not least – enorme maturità sia nell’atteggiamento generale sia nel massimizzare le situazioni favorevoli. La Virtus Entella ha avuto più possesso e maggiore presenza territoriale, ma pressoché mai è riuscita a occupare con qualità ed efficacia l’area di rigore opposta o le zone di rifinitura. In una categoria equilibrata come la serie B, spesso la differenza non la fa chi controlla il pallone, ma chi controlla i momenti. A Chiavari il Catanzaro ha dimostrato proprio questo: lucidità, concretezza e maturità, appunto. Il 3-1 finale (o meglio l’1-3) è soltanto la naturale conseguenza di tali elementi, sfociati, in una parola, in superiorità tattica.

TABELLINO:

Virtus Entella (3-4-1-2): Colombi; Parodi (72’ B. Guiu), Alborghetti, Marconi (66’ Bariti); Mezzoni, Squizzato, Karić (72’ Benedetti), Di Mario; Franzoni; Debenedetti (66’ Tirelli), Cuppone (81’ Stabile). A disposizione: Del Frate, Šiaulys, Dalla Vecchia, Pilati, Turicchia, Del Longo, Boccadamo. Allenatore: Chiappella

Catanzaro (3-4-2-1): Pigliacelli; Cassandro, Antonini (46’ Frosinini), Brighenti; Favasuli, Petriccione, Pontisso (81’ Rispoli), D’Alessandro (61’ Pompetti); Liberali (66’ Pittarello), Nuamah (81’ Di Francesco); Iemmello. A disposizione: Marietta, Esteves, Fellipe Jack, Verrengia, Alesi, Koffi, Buglio. Allenatore: Aquilani

Arbitro: Daniele Perenzoni (Rovereto)

Assistenti: Francesco Luciani (Milano) e Eugenio Scarpa (Collegno)

Quarto ufficiale: Andrea Terribile (Bassano del Grappa)

VAR: Manuel Volpi (Arezzo)

AVAR: Luigi Nasca (Bari)

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