“Daje Albè!”: sor Claudio e sora Annamaria al “Ceravolo”, il cuore romano di una serata speciale

I genitori di Alberto Aquilani presenti sugli spalti del "Ceravolo" per assistere a Catanzaro-Palermo: tra emozioni ed affetto familiare.

di Leonardo La Cava
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Certe partite finiscono al novantesimo. Altre, invece, continuano sugli spalti, negli sguardi, nelle strette di mano e nei piccoli dettagli che raccontano il calcio meglio di qualsiasi tabellino.

Ieri sera al “Ceravolo”, tra il giallorosso delle gradinate e l’atmosfera elettrica di una sfida da brividi come Catanzaro-Palermo, c’erano anche loro: Sor Claudio e Sora Annamaria, i genitori di Alberto Aquilani.

Una presenza discreta, elegante, di quelle che non fanno rumore ma che si notano subito. Perché i genitori, nel calcio come nella vita, restano sempre il primo tifo vero. Quello silenzioso, sincero, che non cerca riflettori ma emozioni.

E allora viene quasi naturale pensare a una frase di Trilussa, uno che Roma e il cuore della gente li conosceva bene: “L’affetto vero nun fa chiasso.”

E in fondo sor Claudio e sora Annamaria sembravano proprio questo: l’immagine semplice e bella di un affetto autentico, vissuto con il sorriso di chi si gode il calcio senza sovrastrutture.

Tra cori, applausi e tensione agonistica, il “Ceravolo” ieri ha mostrato ancora una volta il suo lato più umano. Perché il calcio non è soltanto schemi, moduli e risultati. È anche una madre che osserva con orgoglio il proprio figlio, un padre che segue ogni suo movimento dalla panchina, quasi trattenendo il fiato, una famiglia che continua a vivere certe emozioni insieme.

E chissà che, guardando quell’atmosfera calda e passionale, non sia tornata in mente anche una battuta del grande Alberto Sordi: “Gli italiani so’ strani… se emozionano ancora pe’ le cose vere”.

Ed è proprio così. In uno stadio pieno di adrenalina, a colpire sono state anche le cose semplici. La naturalezza di due genitori arrivati da Roma per vivere una giornata speciale accanto al figlio Alberto, tra il profumo del calcio e il calore di una città che sa ancora accogliere e sostenere con grande passione la sua squadra.

Perché alla fine il pallone passa, le partite cambiano, gli allenatori pure. Ma certe immagini restano.
Come direbbe un vecchio romano seduto al bar: “Er calcio sarà pure na’ follia… ma senza sentimento nun sarebbe niente”.
E allora torna in mente Nino Manfredi e quel verso che a Roma vale più de mille discorsi: Perché me sento un friccico ner core.

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Vic Bivione 18 Maggio 2026 20:13 - 20:13

Tra le citazioni degli illustri romani ti sei dimenticato della più caratteristica; la Sora Lella col suo “annamo bene!”

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