Catanzaro-Sampdoria 0-0, chi controlla non ferisce, chi attende non punge

L'analisi tattica del match

di Nicola mazzuca
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Il pareggio a reti bianche fra Catanzaro e Sampdoria è il risultato di una partita intuitivamente equilibrata sotto l’aspetto tattico, di una gara, se si preferisce, in cui le due compagini hanno proposto principi di gioco differenti, finendo per neutralizzarsi a vicenda nelle rispettive fasi d’attacco.

La chiave principale: il vento.

Trovare un amico è meno raro di una giornata senza vento a Catanzaro: un antico detto popolare che, durante l’incontro fra le Aquile ed i blucerchiati, rivela la sua profonda verità. Un forte vento da Ovest verso Est, piuttosto freddo, condiziona inevitabilmente e fortemente la sfida, complicando, per tutto il primo tempo, la costruzione dal basso del Catanzaro (uno dei principi del calcio di Alberto Aquilani), ma anche la tattica della squadra genovese, fatta di transizioni, ripartenze e rapide verticalizzazioni.

Primo tempo: il piano del Catanzaro.

Come accennato, il richiamato elemento naturale scombina, almeno in parte, i piani del tecnico delle Aquile. Schierato a sfavore di vento, nella prima frazione, l’undici giallorosso prova sì a mantenere il possesso, per altro riuscendoci per larghi tratti, ma è costretto, nello stesso tempo, a tenere i quinti relativamente bassi ed i mediani centrali in posizione guardinga, anche per evitare conclusioni dalla distanza che possono risultare pericolosissime proprio a causa del pallone accelerato dalla forza di Eolo. Come conseguenza, la formazione di casa giunge una sola volta alla conclusione, al minuto 38, con Rispoli. Nella circostanza, la sfera supera abbondantemente la traversa.

Primo tempo: il piano della Sampdoria.

Per la ragione più volte evidenziata, la squadra ospite cerca di essere aggressiva fin dai primi minuti della gara, affidandosi alla pressione alta, alla rapidità dei suoi esterni (De Paoli e Giordano), alla discreta qualità dei mediani centrali (Francesco Conti e Liam Henderson), all’estro dei suoi trequartisti (Cherubini e Pafundi), alle verticalizzazioni immediate. I centrocampisti centrali ed i quinti, però, trovano valida opposizione negli avversari di riferimento, specie in Favasuli e Rispoli; i fantasisti sono pressoché cancellati dagli attenti e battaglieri Frosinini e Cassandro; i palloni lanciati verso la prima punta (l’eterno Massimo Coda) assumono traiettorie imprevedibili o sono intercettati dal totem Brighenti. Pertanto, la Sampdoria, per tutta la frazione, riesce a creare una sola vera insidia alla difesa di casa, trovando, nella situazione, la straordinaria risposta di Mirko Pigliacelli (11’).

Secondo tempo: il vento inverte i fattori… ma il risultato non cambia.

Nella ripresa, con Eolo a favore, è il Catanzaro ad assumere l’iniziativa. Possesso stabile, baricentro alto, costruzione dal basso ordinata, quinti di centrocampo –  talvolta accompagnati dai braccetti – proiettati costantemente in avanti, mezzali e trequartisti a occupare gli half-spaces tra le linee avversarie. La squadra di casa, in sintesi, domina il territorio e costringe l’avversaria a difendersi nella propria metà campo. La stessa Sampdoria, però, mantenendo un blocco  medio-basso, linee compatte, densità centrale, attenzione chirurgica sulle corsie e su ogni pallone indirizzato verso i suoi sedici metri, riesce ad opporsi con ordine ed efficacia. In estrema sintesi, la compagine ospite concede il possesso alle Aquile, ma toglie loro spazi, profondità e soluzioni comode. In tale contesto, per altro, il Catanzaro soffre la giornata di scarsa vena di Pietro Iemmello e Alpha Cisse, probabilmente distratto dalle sirene di mercato che lo riguardano. Il Toro Favasuli spinge con frequenza, ma trova la strada sbarrata da Giordano, che da ala nel primo tempo si trasforma proprio in terzino nel secondo. A sinistra, D’Alessandro è reso innocuo da De Paoli senza particolari sforzi, e quando lo stesso 77 in giallorosso prova a tagliare verso il centro trova soltanto traffico. Manca anche intensità nella formazione padrona di casa, sovente troppo molle, in particolare, nel tentativo di conquista delle seconde palle. Il risultato è una sola reale occasione da rete, con Pittarello che si vede respingere il colpo di testa, quasi a botta sicura, dal giovanissimo Martinelli (47’). Una traversa colta da Cisse, al 53’, è frutto di una gran giocata personale (l’unica di una gara per il resto anonima ed a tratti irritante), e non di un’azione corale. Dal canto suo, la Sampdoria, sugli sviluppi di un corner, trova ancora la strada sbarrata da super Mirko Pigliacelli (73’). L’ingresso di Mattia Liberali al posto del capitano, al minuto 66, porta brio all’attacco del Catanzaro, ma occasioni da goal vere e proprie non se ne registrano. Neppure Di Francesco, subentrato nel finale al posto di D’Alessandro, riesce ad inventare una soluzione capace di rompere l’equilibrio tattico.

Inevitabilmente, quindi, la partita termina 0-0. Risultato che rappresenta la fedele sintesi, da un lato, di un Catanzaro capace di controllare il gioco, soprattutto nella ripresa, ma poco intenso e quindi scarsamente incisivo, e, dall’altro, di una Sampdoria ordinata, aggressiva, ma incapace di affondare il colpo in attacco. Chi controlla non ferisce, chi attende non punge.

Catanzaro (3-4-2-1): Pigliacelli; Frosinini, Brighenti, Cassandro; Favasuli, Rispoli, Petriccione, D’Alessandro; Iemmello, Cisse; Pittarello. A disposizione: Marietta, Borrelli, Bashi, Pandolfi, Liberali, Di Chiara, Nuamah, Pompetti, Alesi, Di Francesco, Buglio. All.: Aquilani.

Sampdoria (3-4-2-1): Martinelli; Hadžikadunić, Abildgaard, Viti; Depaoli, Conti, Henderson, Giordano; Cherubini, Pafundi; Coda. A disposizione: Ghidotti, Ravaglia, Riccio, Ricci, Begić, Palma, Bellemo, Girelli, Ferrara, Vulikić, Casalino, Brunori. All. Gregucci.

Arbitro: Simone Sozza (sezione di Seregno)

Assistente 1: Giovanni Baccini di Conegliano

Assistente 2: Davide Santarossa di Pordenone

Quarto Ufficiale: Gabriele Totaro di Lecce

VAR: Giacomo Camplone di Lanciano

AVAR: Francesco Fourneau di Roma 1

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1 commento

Francesco 27 Gennaio 2026 12:45 - 12:45

Un articolo così lungo per dire che come prevedibile le due squadre si sarebbero accontentate del pari. Il Catanzaro perché il diktat è salvezza e non si va oltre mi raccomando, e quindi anche con un punto alla volta arriviamo in porto. La Samp più di questo non poteva fare

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