Catanzaro-Mantova 2-0, analisi tattica: Blocco compatto e ripartenze letali

Il successo dei giallorossi nasce da un piano partita lucido e coerente: concedere palleggio, proteggere le zone interne

di Nicola mazzuca
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Ancora una volta, il calcio dimostra come il possesso palla non coincida necessariamente con un risultato positivo. Infatti, nel 2-0 con cui il Catanzaro supera il Mantova, i numeri raccontano una supremazia territoriale della squadra ospite (57,4% di possesso contro il 42,6% dei padroni di casa), ma l’esito finale premia la squadra che ha saputo leggere meglio tempi, spazi e momenti della gara. Il successo dei giallorossi nasce da un piano partita lucido e coerente: concedere palleggio, proteggere le zone interne, indirizzando sui lati la manovra dei virgiliani, e colpire con verticalità e precisione, facendo leva sui calciatori di maggiore tecnica, sulla spinta e sui tagli degli esterni, sugli inserimenti da dietro di un mediano. Una strategia applicata con disciplina e qualità, soprattutto nel primo tempo, quando il match è stato definitivamente indirizzato.

I piani iniziali: palleggio contro compattezza.

In un Nicola Ceravolo che alle 17:15 è avvolto da una fitta nebbia, il Mantova di Francesco Modesto, schierato con il 3-4-2-1, si presenta con l’intenzione di governare la sfera attraverso costruzione dal basso e sviluppo paziente. L’obiettivo è attirare pressione per poi trovare linee di passaggio interne e guadagnare metri in modo progressivo. Dal canto suo, il Catanzaro, che ha un modulo speculare a quello dell’avversario, sceglie consapevolmente un atteggiamento diverso: blocco medio, linee strette e protezione prioritaria della zona centrale. Lo scopo, in fase di non possesso, è quello di strutturarsi in una sorta di 3-5-1-1 compatto ed ordinato, con i laterali pronti ad abbassarsi all’altezza del pacchetto arretrato ed i centrocampisti attenti a schermare le ricezioni tra le linee. La pressione non è ossessiva né costante, ma orientata: in linea di massima, si costringe l’undici proveniente dalla Lombardia a sviluppare lateralmente, così evitando che il pallone entri con continuità nello spazio tra difesa e centrocampo. Nella fase opposta, l’idea è quella di liberare la progressione degli esterni, accompagnati dai braccetti di riferimento, e allo stesso tempo di sfruttare la qualità dei trequartisti e della prima punta, ma anche gli inserimenti da dietro di Simone Pontisso. Naturalmente, sempre con estrema attenzione alle preventive, con il play, Petriccione, che si mantiene basso, quasi in linea con i due difensori che non partecipano alla manovra d’attacco.

Primo tempo: il progetto del Catanzaro riesce, quello del Mantova fallisce.

In effetti, quando il direttore di gara decreta l’inizio delle ostilità, il Mantova mantiene più a lungo il possesso, ma fatica a tradurlo in situazioni realmente pericolose. Il Catanzaro accetta di difendere posizionalmente, mantenendo le distanze corte tra i reparti e proteggendo con attenzione l’area centrale. La sensazione è che i giallorossi sappiano esattamente quando e dove intervenire. Ed è proprio così. Dopo un brivido, in avvio, determinato da un rinvio approssimativo di Mirko Pigliacelli, la sfera, al minuto 5, giunge sui piedi di Mattia Liberali che, all’altezza della mediana, si libera in dribbling di due avversari e quindi serve sulla corsa Marco D’Alessandro. Questi fa partire un cross che Pietro Iemmello, di testa, trasforma nel goal del vantaggio. Pochi tocchi, scelta diretta, finalizzazione precisa. Piena dimostrazione di come il piano gara, perfettamente predisposto da Mister Aquilani, funzioni e sia applicato con cinismo e freddezza. Nella nebbia che, sempre più fitta, grava sullo stadio, il Mantova prova a reagire, ma il Catanzaro, fedele al suo progetto, si mantiene solidissimo: reparti cortissimi, raccolti in circa 25 metri, densità centrale e manovra opposta dirottata in porzioni del rettangolo verde scarsamente insidiose, con nessuna concessione in zona di rifinitura. In tali frangenti, la formazione virgiliana, pur gestendo il possesso, produce soltanto una conclusione debole da una ventina di metri, facile preda dell’estremo difensore delle Aquile (25’). Naturalmente, la squadra giallorossa non rinunzia alle transizioni ed alle ripartenze. La caligine non permette di vedere bene l’azione che, verso il 38’, coinvolge Nuamah. In ogni modo, la sfera raggiunge Iemmello che serve l’accorrente Pontisso, la cui conclusione non lascia scampo a Bardi. Catanzaro 2 Mantova 0. Qualche minuto dopo, una forte pioggia libera finalmente la visuale, consentendo di ammirare uno scambio delizioso fra Liberali e Iemmello che libera al tiro D’Alessandro. Il pallone termina di poco a lato, ma gli applausi dei circa 7.000 che hanno sfidato i rigori del clima sono scroscianti e sinceri.

Secondo tempo: gestione intelligente del Catanzaro.

Nella ripresa, il tecnico della formazione virgiliana allarga i suoi trequartisti, allo scopo di provare a creare superiorità sugli esterni, ove l’undici di casa, per tutto il primo tempo, ha indirizzato la manovra. La mossa non produce effetti perché il Catanzaro, quando necessario, fa uscire i suoi braccetti, con altri atleti che eseguono movimenti a scalare assolutamente perfetti. Un’orchestra che si muove all’unisono, senza la benché minima sbavatura. La musica non cambia neppure con le cinque sostituzioni in dieci minuti decise da Francesco Modesto. Soltanto in una situazione il Mantova porta un’insidia, successiva all’unico errore commesso dai giallorossi in tutto l’incontro. In tale circostanza, occorsa al 67’, è la traversa a salvare Pigliacelli dalla capitolazione. Per non correre ulteriori rischi, Alberto Aquilani, un minuto dopo, effettua due cambi: D’Alessandro e Liberali lasciano il posto, rispettivamente, a Frosinini e Pompetti. L’ex Trento ha un impatto straordinario sulla sfida: blinda la corsia e quando può riparte a tutta birra, creando affanni ad un avversario ormai sbilanciatissimo in avanti. Un passaggio proprio di Frosinini al suo capitano non è però da questi ben sfruttato (72’). Poco male perché il Catanzaro continua a gestire perfettamente l’incontro, senza neppure soffrire troppo. Gli ingressi di Buglio e Alesi, al minuto 80, a surrogare Pontisso e Nuamah, aiutano in tal senso. In sintesi, la squadra giallorossa concede possesso ma non profondità, accetta il palleggio avversario ma chiude ogni varco sia al centro sia sui lati. E se le transizioni sono meno frequenti rispetto alla prima frazione, è proprio perché la priorità diventa la gestione del risultato. Il controllo non passa dal pallone, ma dalla capacità di ridurre al minimo i rischi. Il triplice fischio con cui l’arbitro dichiara conclusa la contesa certifica una vittoria ampiamente meritata.

Considerazioni conclusive.

Il risultato finale è figlio di tre fattori: intelligenza tattica, controllo dei momenti e cinismo sotto porta. Il Mantova ha avuto più possesso, ma il Catanzaro ha avuto più lucidità nei momenti decisivi. In un campionato equilibrato come la Serie B, spesso è questa la differenza: non dominare sempre il gioco, ma dominare i momenti. Il 2-0, pertanto, racconta una squadra matura, capace di adattarsi al contesto della gara e di massimizzare le proprie caratteristiche. Una vittoria che non nasce dal caso, ma da un’idea chiara applicata con disciplina e qualità.

TABELLINO:

Catanzaro (3-4-2-1): Pigliacelli; Cassandro, Antonini, Brighenti; Favasuli, Petriccione, Pontisso (80’ Alesi), D’Alessandro (69’ Frosinini); Liberali (69’ Pompetti), Nuamah (80’ Buglio); Iemmello (90’ Koffi). A disposizione: Marietta, Esteves, Bashi, Fellipe Jack, Verrengia, Rispoli, Di Francesco. Allenatore: Aquilani

Mantova (3-4-2-1): Bardi; Dembélé, Meroni, Castellini; Maggioni (57’ Radaelli), Wieser (65’ Kouda), Trimboli, Tiago Gonçalves (57’ Benaïssa); Ruocco (65’ Muci), Marras; Mensah (65’ L. Mancuso). A disposizione: Vukovic, Chrysopuolos, Ligue, Bragantini, Paoletti, Buso, Zuccon. Allenatore: Modesto

Arbitro: Andrea Zanotti (Rimini)

Assistenti: Giacomo Monaco (Termoli) e Matteo Pressato (Latina)

Quarto ufficiale: Enrico Gemelli (Messina)

VAR: Marco Monaldi (Macerata)

AVAR: Giacomo Paganessi (Bergamo)

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