Catanzaro, la nebbia agli irti colli, la luce sul campo

di Leonardo La Cava
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La nebbia agli irti colli… Mai verso fu più calzante per raccontare la serata del “Ceravolo”. La bruma scendeva fitta sullo stadio, la pioggia cadeva sottile ma insistente, il vento sferzava il volto dei presenti come a voler rendere tutto più difficile, più epico. Non era una partita da palcoscenico scintillante, ma una battaglia d’inverno.

E il Catanzaro l’ha interpretata con maturità.

Nel grigio ovattato che avvolgeva il campo, con la visuale spesso spezzata dalla nebbia e il pallone che scivolava su un terreno reso viscido dalla pioggia, i giallorossi hanno trovato due lampi improvvisi, due fendenti precisi che hanno squarciato il buio: 2-0 al Mantova, un gol per tempo, nel segno del cinismo e della consapevolezza.

A tratti i giocatori apparivano e scomparivano nella foschia come sagome sospese, mentre dagli spalti il tifo si faceva bussola sonora. Il Mantova ha provato a restare in partita, a sfruttare l’imprevedibilità di una serata sporca, ma il Catanzaro ha controllato, ha colpito, ha amministrato. Senza frenesia, senza sbavature.

Nel finale, mentre la nebbia tornava a stringere il campo in un abbraccio lattiginoso e la pioggia continuava a cadere sottile, il “Ceravolo” ha cantato. Non solo per i tre punti, ma per ciò che rappresentano: solidità, crescita, identità.

E così, mentre “la nebbia agli irti colli” continuava a velare il paesaggio, sul prato del “Ceravolo” una cosa era limpida: la strada del Catanzaro.

Perché anche quando il cielo si fa grigio e il vento soffia contrario, chi ha idee, carattere e fame sa sempre trovare la luce.

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