Catanzaro-Frosinone 2-2 , l’analisi tattica: un inno al calcio!

Ci sono partite di calcio in cui i sistemi restano riconoscibili per novanta minuti. E ce ne sono altre in cui i sistemi stessi sono progressivamente erosi dall’intensità, dalla grinta, dalla tenacia, dalla determinazione e dallo spirito combattivo.

di Nicola mazzuca
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Ci sono partite di calcio in cui i sistemi restano riconoscibili per novanta minuti. E ce ne sono altre in cui i sistemi stessi sono progressivamente erosi dall’intensità, dalla grinta, dalla tenacia, dalla determinazione e dallo spirito combattivo. In una parola sola, da quella che i madrelingua spagnoli chiamano garra.

Catanzaro-Frosinone appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Difatti, le due squadre hanno fornito coordinate iniziali chiare, ma lo sviluppo della gara ha rapidamente spostato l’analisi sulle transizioni, sulle ripartenze, sulle cosiddette seconde palle e sulla gestione dei momenti chiave.

Piani iniziali.

Alberto Aquilani dispone i suoi ragazzi con il consueto 3-4-2-1. Braccetti pronti ad accompagnare l’uscita, esterni di centrocampo con compiti di doppia fase, trequartisti che si muovono tra le linee per favorire connessioni rapide con la punta. L’idea è alternare fraseggio corto e verticalizzazione immediata, soprattutto quando si aprono corridoi centrali.

Massimiliano Alvini, tecnico della formazione laziale, non si discosta dal suo credo e risponde con un 4-3-3 aggressivo. Esterni altissimi e larghi per fissare la linea giallorossa che, in fase di non possesso, diventa a cinque. Mezze ali, a turno, pronte ad aggiungersi al reparto d’attacco e pressing ultra-offensivo sui primi costruttori. In fase di possesso, l’obiettivo  è quello di intervallare costruzione ragionata dal basso e verticalizzazione diretta. Nessun problema nell’accettare l’uno contro uno a campo aperto.

Primi minuti della sfida. Ritmi altissimi e campo lungo.

Già dai primi minuti, la gara è spezzata. La squadra ospite prova a partire forte, ma il Catanzaro reagisce: entrambe, in linea di massima, trovano soluzioni profonde con una certa facilità. Le marcature, incluse le preventive, sono continuamente messe alla prova.

La partita resta in equilibrio instabile: la pressione altissima del Frosinone obbliga l’undici di casa ad accelerare le scelte, ma espone la stessa compagine proveniente dalla Ciociaria a transizioni difensive lunghe, soprattutto quando gli esterni d’attacco si mantengono in posizione avanzata. Non è disordine, ma accettazione del rischio. In questi frangenti, Mattia Liberali coglie la traversa con una conclusione da una quindicina di metri (12’).

Fase centrale e finale del primo tempo: opportunità e portieri.

In ogni modo, l’intero primo tempo regala spettacolo ed occasioni da entrambe le parti. Del resto, le due contendenti concedono qualcosa sia al centro sia sui lati. Mirko Pigliacelli si erge a straordinario protagonista in tre situazioni ed Antonini, al 39’, riesce a frenare un’iniziativa del georgiano Giorgi Kvernadze (l’esatta traslitterazione del cognome, in realtà, sarebbe K’vernadze, ma non è questa la sede per discutere di glottologia, fonetica, traduttologia e biblioteconomia). Anche il Catanzaro, però, beneficia di alcune ottime occasioni da rete: Pittarello cicca la sfera a pochi metri dalla porta (20’), un eccellente cross di Favasuli non trova compagni pronti all’appuntamento (22’), Liberali ed ancora Favasuli trovano due ottime risposte di Palmisani (33’ e 35’), di nuovo Pittarello prima spara alto da buona posizione e poi sbaglia la scelta in un dialogo con il suo capitano (38’ e 44’). Quando il direttore di gara concede due minuti di recupero, il pareggio appare dunque equo, ma l’equilibrio è sottile come un capello.

Il doppio colpo giallorosso.

Proprio nel secondo minuto di recupero matura l’episodio che spezza la simmetria. Costantino Favasuli riceve palla sulla sua corsia di competenza, con Kvernadze non rientrato in copertura, ma rimasto altissimo. Dal piede dell’esterno giallorosso parte un cross, forte e quasi radente l’erba, che Frosinini ribadisce in rete. Nella situazione, l’ex Trento gode di una certa libertà perché non seguito da Ghedjemis. Difetti dell’undici giallazzurro (in maglia bianca) già accennati in precedenza, ma anche goal di una squadra capace di sfruttare ampiezza, velocità e spazi.

Al rientro delle squadre dopo l’intervallo, il Catanzaro capitalizza ancora. Non è trascorso neppure un minuto dall’inizio del secondo tempo quando Liberali riceve, sul lato destro, un buon disimpegno di Filippo Pittarello, generosamente retrocesso a dare man forte a centrocampo e difesa. Il fantasista si invola, si accentra, approfitta della libertà concessagli da Marchizza e lascia partire una conclusione che non lascia scampo a Palmisani. Due segnature, per le Aquile, in momenti psicologicamente delicatissimi: prima del riposo e, appunto,  in avvio di ripresa. Sembrano indirizzare la gara. 

La reazione del Frosinone.

La squadra ospite, però, riesce a reagire. Alza ulteriormente il baricentro, con entrambe le mezze ali che si aggiungono al reparto d’attacco e lo stesso play, Giacomo Calò, che solleva di vari metri il suo raggio d’azione, anche per provare a sottrarsi alla schermatura portata su di lui da Pietro Iemmello. I terzini si trasformano in vere e proprie ali, sia per creare superiorità sui lati sia per favorire i tagli verso il centro degli esterni di riferimento. Atteggiamento forse rischioso (d’altronde c’è ormai poco da perdere), ma che consente allo  stesso Frosinone – che, per altro, intensifica il pressing offensivo – di stabilizzare il possesso negli ultimi trenta metri. Il Catanzaro, forse sorpreso, non riesce a trovare adeguate contromisure e si abbassa pericolosamente. Pigliacelli è ancora miracoloso su Ghedjemis al 49’, ma deve arrendersi alla conclusione  di Cichella un minuto dopo. Al 53’ Calò colpisce un legno. Una veloce ripartenza di Favasuli, che si conclude con un tiro a lato del medesimo esterno, rappresenta in quei frangenti l’unico tentativo in attacco per la formazione padrona di casa, che al minuto 67 subisce il pareggio. Un traversone da destra trova una cattiva lettura sul lato debole opposto, con Fiori, intanto subentrato a Kvernadze, che non ha difficoltà a superare l’incolpevole portiere delle Aquile.

Il finale di gara.

Dopo il goal che ha riportato la gara in equilibrio, il Catanzaro riesce a ritrovare metri, a risalire il terreno di gioco ed anche a costruire un paio di occasioni. La prima la spreca Pittarello che impatta male la sfera proveniente da destra concedendo un facile intervento a Palmisani (74’). La seconda capita sui piedi di Cassandro che conclude debolmente (85’). Pure la squadra ospite beneficia di un’opportunità, quasi allo scadere, ma il tiro di Cittadini, da una decina di metri, termina alto sulla traversa.

Considerazioni conclusive.

Quando l’arbitro dichiara chiusa la contesa, un dato ha quasi dell’incredibile: Catanzaro e Frosinone hanno tirato ventidue volte a testa. La sfida, quindi, è stata apertissima, fra due squadre che hanno confermato la loro forza e le loro potenzialità. Un vero e proprio inno al gioco del calcio.

TABELLINO

Catanzaro (3-4-2-1): Pigliacelli; Cassandro, Antonini (68’ D’Alessandro), Brighenti; Favasuli, Petriccione, Pontisso (68’ Pompetti), Frosinini (84’ Verrengia); Liberali (84’ Koffi), Iemmello; Pittarello (77’ Nuamah). A disposizione: Marietta, Esteves, Bashi, Fellipe Jack, Alesi, Rispoli, Buglio. Allenatore: Aquilani.

Frosinone (4-3-3): Palmisani; J. Oyono (70’ A. Oyono), Cittadini, Calvani, Marchizza (90 +1’ Corrado), Cichella, Calò, Koutsoupias (90+1’ F. Gelli), Ghedjemis, Raimondo (55’ Zilli), Kvernadze (55’ Fiori). A disposizione: Lolić, Pisseri, J. Gelli, Masciangelo, Fini, Vergani, Kone. Allenatore: Alvini.

Arbitro: Simone Galipò (Firenze)

Assistenti: Khaled Bahri (Sassari) e Lorenzo Giuggioli (Grosseto)

Quarto ufficiale: Giuseppe Rispoli (Locri)

VAR: Marco Serra (Torino)

AVAR: Valerio Marini (Roma 1)

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