Quattro mesi fa, il 20 giugno, Alberto Aquilani veniva presentato come il nuovo allenatore del Catanzaro con l’ambizione di proporre un calcio moderno, offensivo, coraggioso. “Non faccio tiki-taka, ma voglio un calcio propositivo, nella metà campo avversaria”, dichiarava con convinzione. Oggi, otto giornate dopo l’inizio del campionato, la squadra non ha ancora assaporato il gusto della vittoria. Sei pareggi, due sconfitte e una classifica che inizia a pesare come un macigno. E mentre il tempo passa, le belle intenzioni si scontrano con la dura realtà di un progetto tecnico che, finora, non ha prodotto risultati.
Il Catanzaro è una squadra che fatica. Fatica a costruire, fatica a finalizzare, fatica a reggere mentalmente e fisicamente l’urto del campionato. E a nulla valgono gli sforzi di uno staff numericamente imponente – dodici componenti, mai così tanti nella storia del club – se i numeri sul campo restano impietosi. Otto gare, zero vittorie: è un primato negativo assoluto nella storia giallorossa in Serie B (LEGGI QUI)
Alberto Aquilani, ex centrocampista dal pedigree importante, continua a difendere il suo credo calcistico e il progetto di cui si è fatto portavoce. Ma se il calcio è spesso materia ingrata, lo è ancora di più quando il pragmatismo cede il passo all’idealismo. In questo momento, servirebbe meno estetica e più sostanza. Più punti, meno parole.
Le dichiarazioni del tecnico romano lasciano trasparire un crescente disagio, anche rispetto alla costruzione della rosa. Più volte ha fatto intendere di trovarsi a gestire un organico non scelto da lui, pur rivendicando l’ingaggio di elementi come Liberali e Di Francesco. Scelte tecniche però contraddittorie: il primo ha collezionato appena 28 minuti complessivi – nonostante buone impressioni nella Nazionale Under 20 – e il secondo, arrivato a campionato iniziato, ha giocato solo 66 minuti in tre partite, prima di fermarsi per un infortunio.
In questo scenario, l’ambiente inizia a farsi inquieto. La piazza è delusa, la squadra pare smarrita e la classifica è ferma. Se è vero che, nel calcio, l’allenatore è spesso il primo a pagare quando i risultati non arrivano, è altrettanto vero che ora serve una svolta che non può più attendere.
Aquilani ha ancora in mano il timone, ma il tempo per le analisi è finito. È arrivato il momento di fare punti, di portare il Catanzaro fuori da questa impasse tecnica e psicologica. La filosofia calcistica, per quanto affascinante, non può diventare un alibi. Servono compromessi, scelte coraggiose e soprattutto risultati. La stagione è ancora lunga, ma la pazienza – si sa – non è infinita. E a Catanzaro, oggi, non si cerca più un calcio propositivo: si pretende un calcio concreto. Ora o mai più, meno integralismo nelle proprie idee e più concretezza.







1 commento
Un allenatore va messo nelle condizioni di lavorare bene secondo le sue idee calcistiche, altrimenti ne prendevi un altro. Aquilani quando è arrivato ha detto: qui c’è una base importante…poi gli hanno smantellato la squadra. Il problema non è l’allenatore (Sottil al Modena e lo scorso anno alla Samp, docet)