Catanzaro Addio ad Anna, Nicola e Giuseppe nel silenzio della “Curva Capraro”

Nel giorno del lutto Cittadino e dei funerali, la "Curva Capraro" si raccoglie in un silenzio di grande rispetto

di Rita Tulelli
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In uno stadio abituato al calore, ai colori e al battito incessante dei cori, il silenzio può assumere un peso ancora più forte delle parole. È ciò che è accaduto in occasione della sfida tra Catanzaro e Spezia, quando la Curva Massimo Capraro ha scelto, con grande dignità, di fermarsi.

Per i primi quindici minuti della partita, nessun coro ha accompagnato il rotolare del pallone sul prato. Nessuna bandiera agitata al vento, nessun tamburo a scandire il ritmo. Solo un silenzio carico di significato, quasi palpabile. Solo raccoglimento. Un gesto potente, nato dal rispetto per la tragedia che ha colpito la Città di Catanzaro: la scomparsa della signora Anna e dei suoi figli.

In quei minuti sospesi, il tifo organizzato ha mostrato il suo volto più umano, trasformando la curva in un luogo di memoria e partecipazione emotiva. Dalla tribuna, osservando quella scena, si percepiva chiaramente come il calcio, spesso raccontato solo per rivalità e passione agonistica, sappia invece farsi comunità nei momenti più difficili.

Gli ultras giallorossi hanno scelto di mettere da parte la voce per dare spazio al rispetto, dimostrando una vicinanza autentica e profonda al dolore che ha attraversato la città. È stato un silenzio che ha parlato a tutti, più forte di qualsiasi coro.

Un gesto che merita di essere ricordato, perché capace di ricordarci che dietro ogni sciarpa, ogni bandiera e ogni passione sportiva, ci sono persone. E quando il dolore colpisce, anche il tifo sa fermarsi, unirsi e stringersi attorno a chi soffre.

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