Carrarese-Catanzaro 3-3, Aquilani: “Mezza soddisfazione, mezza delusione”, l’analisi sincera del tecnico delle Aquile”

Equilibrio sottile tra rabbia e lucidità. Le parole di Alberto Aquilani al termine della sfida contro la Carrarese

di Leonardo La Cava
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Equilibrio sottile tra rabbia e lucidità. Le parole di Alberto Aquilani al termine della sfida contro la Carrarese fotografano uno stato d’animo complesso, attraversato da un doppio registro emotivo: da un lato l’amarezza per un’occasione non pienamente sfruttata, dall’altro la consapevolezza di aver comunque strappato un risultato prezioso in un contesto complicato.

Il tecnico non si nasconde dietro alibi. “Mi aspettavo una gara di questo genere”, ammette con realismo, ricordando come già all’andata la Carrarese avesse creato difficoltà. È una lettura che sa di preparazione accurata, ma anche di riconoscimento dei meriti altrui. Aquilani aveva previsto una partita sporca, intensa, fatta di duelli e momenti di sofferenza. E così è stato.

L’analisi, però, si fa più severa quando il discorso si sposta sulla prestazione dei suoi. “Non credo che abbiamo fatto una buona gara”, sottolinea, distinguendo con onestà tra ciò che ha funzionato e ciò che invece è mancato. Il calo nella ripresa rappresenta il nodo centrale della sua riflessione: “Siamo calati al di sotto delle nostre possibilità e aspettative”. Parole che tradiscono una certa delusione, soprattutto perché l’allenatore sa quale sia il potenziale della squadra e quanto possa incidere la gestione dei momenti chiave.

È proprio lì che emerge la componente emotiva più forte: “Sono arrabbiato per come non siamo stati capaci di gestire il vantaggio”. Non è una rabbia plateale, ma quella controllata di chi pretende maturità e personalità. Aquilani chiede ai suoi un salto di qualità nella gestione, nella capacità di congelare la partita quando serve, di leggere le situazioni con maggiore freddezza.

Eppure, nella sua analisi, non manca una vena di equilibrio. «”Possiamo anche essere contenti per come è maturato il pareggio, dipende da quale lato la si vuole vedere”. È il segno di un tecnico che prova a tenere insieme le due facce della medaglia: la frustrazione per ciò che poteva essere e non è stato, e la soddisfazione per aver comunque trovato la forza di rimettere in piedi una partita che rischiava di scivolare via.

Infine, la questione della ripetizione del rigore che ha portato al pareggio. Aquilani sceglie la linea della misura: nessuna polemica, nessuna presa di posizione affrettata. “Non ho visto la dinamica”, chiarisce, aggiungendo che gli è stato spiegato come l’area fosse affollata al momento della prima battuta di Pontisso. “Se il regolamento dice che va ribattuto è giusto che sia stato fatto”. Una dichiarazione che conferma il suo approccio: rispetto delle decisioni arbitrali e centralità del campo, senza alimentare tensioni esterne.

Nel complesso, le parole del tecnico raccontano un allenatore esigente ma lucido, critico ma non disfattista. Aquilani appare consapevole del percorso della sua squadra, ma altrettanto determinato a non accontentarsi. La sua è una rabbia costruttiva, che nasce dall’ambizione. Perché se il pareggio può essere letto come un punto guadagnato, nella mente dell’allenatore resta soprattutto la sensazione di un’occasione che, con maggiore maturità, avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di più.

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