Calcio e tifosi: un legame da proteggere, non da monetizzare

di Mattia Dalmazio
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Negli ultimi anni, assistere a una partita in trasferta è diventato sempre più costoso per i tifosi ospiti. I prezzi dei biglietti nel settore dedicato ai sostenitori della squadra in visita spesso superano di gran lunga quelli dei settori per i tifosi di casa.

Un caso recente riguarda i tifosi del Catanzaro, che per assistere alla partita contro il Venezia dovranno pagare €31,50 ( 28,50€ più diritti di prevendita di 1,50€, il ticket comprende anche il servizio di trasporto acqueo dedicato dal Venice Gate Parking allo Stadio PL Penzo e viceversa) per il settore “Curva Nord Ospiti”. Questo prezzo risulta significativamente più alto rispetto ai €22 richiesti ai tifosi di casa per i settori equivalenti. La differenza mette in luce una disparità che, di fatto, penalizza chi segue la squadra in trasferta e rischia di scoraggiare la partecipazione dei tifosi più appassionati.

Un costo che pesa ancora di più se si considera l’enorme sacrificio richiesto ai tifosi calabresi: una trasferta lunghissima, ben 2.220 chilometri complessivi tra andata e ritorno, con spese già elevate tra viaggio, vitto e alloggio. Oltre a rappresentare un problema di equità, prezzi elevati per i tifosi ospiti hanno effetti negativi sulla sicurezza e sull’atmosfera dello stadio: un settore poco frequentato riduce il coinvolgimento dei tifosi e può aumentare il rischio di tensioni tra le parti.

Questo episodio dovrebbe far riflettere chi è chiamato a gestire il calcio italiano. Il rischio concreto è quello di lucrare sulla passione dei tifosi, su persone che seguono la propria squadra con amore e sacrificio, spesso rinunciando a molto pur di essere presenti sugli spalti. La fede calcistica non può e non deve diventare un pretesto per politiche di prezzo lontane dalla realtà dei sostenitori.

Eppure, nonostante tutto, il popolo giallorosso non si tirerà indietro. La passione che lega Catanzaro alla sua squadra va oltre i chilometri, oltre i costi e oltre le difficoltà. Ma proprio questa fedeltà dovrebbe essere tutelata e rispettata, non messa alla prova da decisioni che rischiano di allontanare il calcio dalla sua gente.

Venezia-Catanzaro sarà una grande sfida sul campo, ma fuori dal rettangolo di gioco resta l’amaro in bocca per un’occasione persa: quella di dimostrare attenzione e sensibilità verso chi rende questo sport vivo ogni settimana. Una riflessione è doverosa, affinché episodi simili non diventino la norma, ma restino eccezioni da non ripetere.

Inoltre, è urgente introdurre in Italia un tetto massimo al costo dei biglietti per il settore ospiti, garantendo prezzi accessibili e uniformi. In diversi competizione europee, la UEFA ha deciso di abbassare il prezzo dei biglietti per il settore ospiti per la stagione 2025 – 2026: in Champions il tetto massimo è passato a 50 euro, 35 in Europa League, mentre è rimasto di 20 euro in Conference League.

In un periodo in cui il calcio sembra sempre più guidato da logiche economiche, è fondamentale ricordare che il cuore di questo sport sono le persone che lo vivono ogni settimana: i tifosi, le famiglie, i giovani che sognano di poter assistere alle imprese della propria squadra. Se le decisioni societarie si allontanano troppo dalla realtà dei sostenitori, si rischia di indebolire quel legame unico che rende il calcio qualcosa di più di un semplice spettacolo sportivo.

Il calcio non dovrebbe misurarsi solo in ricavi o conti economici, ma anche in valori, senso di comunità e appartenenza. La passione dei tifosi merita di essere incoraggiata, rispettata e valorizzata, non sfruttata. Ogni scelta che mette a rischio questo legame è una scelta che impoverisce il gioco stesso.

Riflettere su episodi come quello di Venezia-Catanzaro non è soltanto una critica a un prezzo alto: è un richiamo più ampio a chi gestisce il calcio italiano, affinché tenga sempre a mente chi rende vivo lo sport, chi lo ama davvero e chi lo segue con cuore, sacrificio e fedeltà. Solo così il calcio potrà continuare a essere uno sport popolare, vicino alla gente, e non un privilegio per pochi.

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