Analisi tattica sul prossimo avversario: come gioca il Frosinone di Massimiliano Alvini

Vediamo come si sviluppa il gioco dei laziali

di Nicola mazzuca
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Sabato prossimo, per la diciannovesima giornata del campionato di Serie B, ultima del girone d’andata, il Catanzaro sarà di scena al “Benito Stirpe”, tana del Frosinone, allenato da Massimiliano Alvini, cinquantacinquenne di origini toscane. Vediamo come si sviluppa il gioco dei laziali.

Fase di possesso e sviluppo.

La squadra laziale, attuale capolista del torneo cadetto, va analizzata sulla scorta dei suoi principi di gioco e non attraverso il modulo di partenza. Quest’ultimo, infatti, è formalmente un 4-3-3, ma tali numeri, soprattutto in fase di possesso, hanno un valore relativo. In realtà, la linea difensiva composta da quattro elementi rimane costante, ma il movimento dei centrocampisti determina un assetto diverso dal richiamato 4-3-3. Infatti, uno di questi si alza stabilmente, sistemandosi alle spalle della prima punta, più o meno in linea con gli esterni d’attacco. L’assetto, pertanto, si trasforma in un 4-2-3-1. Tuttavia, il secondo numero, che riguarda i mediani bassi, va letto con un po’ di attenzione. Il Frosinone costruisce dal basso in maniera pragmatica, cioè funzionale alla risalita del terreno di gioco, con l’obiettivo di superare la prima linea di pressione, consolidare il possesso nella metà campo avversaria e mantenere un forte equilibrio strutturale. In tale operazione, la stessa squadra ciociara assume una struttura 2+3: vale a dire che i due centrali difensivi, larghi fra di loro, hanno davanti, come riferimenti, i due terzini ed il play, ossia uno solo dei centrocampisti più bassi. L’altro si posiziona alle spalle della prima pressione avversaria allo scopo di accompagnare lo sviluppo e, infine, diventare atleta di supporto alla rifinitura. Evidentemente, almeno sulle prime, gli accennati terzini si mantengono bassi, in una posizione intermedia tra la corsia laterale e il corridoio interno, offrendo una soluzione sicura ai centrali (oppure al play) e stabilizzando la manovra, per poi salire in ampiezza soltanto dopo aver consolidato il possesso. Proprio al consolidamento del possesso partecipano gli esterni d’attacco, che possono abbassarsi per offrirsi come possibili soluzioni oppure muoversi senza palla. Il cosiddetto trequartista (cioè il centrocampista più alto) agisce seguendo sia lo sviluppo sia il movimento dei difensori avversari. La prima punta, che intuitivamente è il calciatore più alto, lavora (anche spalle alla porta) per creare disordine nel blocco difensivo opposto e liberare spazi per i compagni. Da quanto espresso, risulta piuttosto palese come la manovra della squadra di Alvini sia molto dinamica, ma non segua regole rigidissime. Quella manovra, piuttosto, diventa una conseguenza diretta delle soluzioni che la prima costruzione riesce a generare: a seconda del comportamento avversario, la progressione può dunque avvenire tanto sulle corsie quanto attraverso i corridoi centrali. A proposito del comportamento avversario: se questo è disordinato (ad esempio, con squilibri fra i reparti o con pressione portata male), diventa estremamente probabile che il Frosinone, specie tramite il suo regista, cerchi una verticalizzazione immediata verso la prima punta od i suoi velocissimi esterni offensivi.

Fase di non possesso.

In fase di non possesso, l’undici laziale adotta un atteggiamento equilibrato e reattivo, fondato sui principi di compattezza e lettura situazionale. La squadra tende a proteggere sia il centro (soprattutto) sia i lati, evitando spazi tra le linee e mantenendosi aggressiva ed ordinata. Il modulo si trasforma in un 4-1-4-1, con il mediano posizionale che svolge incarico di schermo davanti al pacchetto più arretrato e gli altri due centrocampisti che, prendendo gli opportuni  riferimenti, chiudono i corridoi centrali e le linee di passaggio avversarie. I terzini e le ali, sulle rispettive linee, contengono con intensità le iniziative opposte sulle fasce, mentre la punta centrale mantiene una posizione avanzata strategica per disturbare la primissima costruzione avversaria e guidare i compagni nella pressione alta, che tuttavia è tutt’altro che frequente. Infatti, il Frosinone predilige un blocco medio, molto compatto, pronto a reagire agli attacchi avversari e a sfruttare le palle recuperate per innescare nuove azioni d’attacco, ma appunto senza forzare la pressione altissima. L’obiettivo, in linea di massima, è guidare l’avversario verso zone di minor pericolo, proteggere la propria metà campo e chiudere i varchi centrali, lasciando i corridoi esterni sotto controllo dei laterali e degli esterni.

Criticità.

Nonostante la chiarezza dei principi di gioco, la formazione di Alvini presenta alcune criticità legate sia al modulo sia alle scelte dinamiche dei singoli reparti. In fase di costruzione, l’uscita dal basso può diventare vulnerabile contro pressing molto aggressivo e particolarmente organizzato, soprattutto quando i centrali devono affrontare avversari veloci e mobili, con conseguenti difficoltà nel trovare linee di passaggio valide e pulite. Il gioco sulle fasce, pur essendo una risorsa nello sviluppo dell’azione, può lasciare spazi pericolosissimi fra l’esterno alto e quello basso, con potenziale sovraccarico per il secondo. A centrocampo, il ruolo dinamico del secondo mediano basso, ancorché efficace in costruzione, può rappresentare un rischio se la squadra perde palla mentre lui è avanzato, aprendo corridoi centrali difficili da coprire immediatamente. In generale, durante la fase di non possesso, il blocco medio compatto, cui si è accennato, può andare incontro ad affanni nei casi in cui l’avversario riesce a muovere rapidamente la sfera al centro oppure a creare superiorità numerica in ampiezza. In tali eventualità, infatti, la formazione ciociara è costretta ad allungare le linee, così esponendosi a combinazioni insidiose in mezzo oppure a cross, altrettanto pericolosi, dai lati. Infine, nell’ipotesi di transizione negativa (perdita del pallone) in sede d’attacco, i calciatori devono rientrare rapidamente per gestire la fase di non possesso. Anche a prescindere dalle energie, che vengono naturalmente meno con il trascorrere dei minuti, è chiaro che un movimento sbagliato di un calciatore può provocare disallineamento. Quest’ultimo, sebbene temporaneo, può generare situazioni estremamente rischiose.

Possibile formazione.

L’undici scelto da Massimiliano Alvini per sfidare le Aquile dovrebbe essere quello tipo, ossia quello che ha ben figurato nelle prime diciotto giornate di campionato. Pertanto, davanti al portiere Lorenzo Palmisani, la linea difensiva sarà quasi certamente composta, da destra verso sinistra, da Anthony Oyono, Gabriele Bracaglia, Ilario Monterisi (uno degli ex della sfida) e Riccardo Marchizza, capitano della squadra. Nel ruolo di play, dovrebbe agire Giacomo Calò, in ripresa dopo una leggera contusione. Gli altri due centrocampisti, verosimilmente, saranno Francesco Gelli e Ilias Koutsoupias (altro ex della partita), che potrebbero alternarsi nei compiti di secondo mediano e di trequartista in precedenza illustrati. Gli esterni d’attacco, con ogni probabilità, saranno il franco-algerino Farès Ghedjemis, a destra, ed il georgiano Giorgi Kvernadze, a sinistra. Come prima punta dovrebbe agire il giovane ed interessantissimo Antonio Raimondo.

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